Trionfo di Sapori

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Gli studi condotti da Ancel Keys, che posero le basi per il riconoscimento della Dieta Mediterranea da parte dell'UNESCO, ebbero come teatro la costa cilentana, là dove si è scritta una grande pagina di storia della Magna Grecia. Pollica con la marina detta Acciaroli, Pioppi, Velia, e i loro abitanti offrirono a Keys materia di studio, quando egli si accorse che in quei luoghi la vita era segnata da una longevità ed un benessere maggiori che altrove. Dal momento del prestigioso riconoscimento, nessuno ha mai pensato di verificare se in altre zone della Campania esistessero condizioni simili. Lo ha fatto il progetto "Trionfo di sapori mediterranei delle terre del Cervaro e del Miscano", due valli situate al confine fra la provincia di Avellino, quella di Benevento e quella di Foggia, dove lo stile di vita che caratterizza la dieta mediterranea si ritrova interamente, quasi un marker genetico e territoriale delle popolazioni locali. Longevità, condizioni di benessere psico-fisico conservate a lungo nel tempo, sono la sintesi di un rapporto equilibrato ed armonioso fra uomo e natura, che si è instaurato fin dai tempi antichi e si è conservato nei secoli. In queste valli, che guardano al Tavoliere pugliese lasciando immaginare la costa adriatica, e che sono state parte fondamentale di quella "terra di mezzo" che è l'intera Irpinia, la vita si svolge ancora con un ritmo piacevolmente lento, che consente di godere il legame con una natura spesso incontaminata. Nei borghi adagiati sulle colline che descrivono il paesaggio, sopravvivono intatti antichi riti, usanze e mestieri legati alla vita agreste, e si conserva forte l'idea del cibo come momento sociale, sia in famiglia che con la più larga comunità paesana. Come amano dire le persone più anziane, custodi d'elezione di un patrimonio di conoscenze che s'impegnano a trasmettere ai più giovani, qui si mangia bene e sano. Pasta fatta ancora a mano, con una gestualità che diventa sapere e abilità, pane di gano duro, cereali di qualità, oli extravergini e ortaggi coltivati negli orti familiari o di piccole aziende agricole radicate sul territorio, latte ovino e bovino di razza che origina formaggi di pregio, consolidata arte norcina, tutto concorre ad una tavola che è gioia per gli occhi, con le tante sfumature di colore dovute al succedersi dei prodotti stagionali, di profumi, ai quali non sono estranei quelli delle spezie locali impiegate in generosa quantità, di sapori inconfondibili, che deliziano il palato anche con la morbidezza delle preparazioni. Qui la merenda si fa ancora con pane e olio, e le famiglie felici abitano spesso antichi casali ristrutturati per accogliere il ritmo di una vita scandito da rituali agresti, tempi di semina e raccolta, feste dei campi e sagre gastronomiche. Un patrimonio immateriale da salvaguardare e comunicare, a dimostrazione che non molto lontano dai grandi e spersonalizzati agglomerati urbani batte ancora il cuore di un'identità territoriale di cui dobbiamo e vogliamo riappropriarci, come della nostra parte più vera.

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