Trionfo di Sapori

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antichi-mestieri

 

Lavorare la terra per raccoglierne i frutti e condividerne i sapori

 

Era il contadino che dedicava la maggior parte della sua attività alla coltivazione dell'orto, facendone un vero e proprio lavoro. Quasi tutti possedevano, in prossimità di un pozzo o di una peschiera o di una sorgente o sulle rive di un corso d'acqua, un orto piccolo o grande, a cui si dedicavano spesso anche le donne. Era ben protetto da rete metallica o da siepe spinosa o da altro tipo di recinzione, perché fosse difeso dalle devastatrici incursioni delle vagabonde galline. Il lavoro dell'ortolano, almeno nella sua concezione originaria, era manuale e impegnava l'intera famiglia. Nella fase della raccolta, per taluni ortaggi (soprattutto zucche e rape), gli ortolani "assumevano" a giornata o per brevi periodi manovalanza supplementare: erano generalmente le braccia delle donne ad aiutare le famiglie degli ortolani quando l'attività diventava più intensa. Lavorando in aperta campagna, l'ortolano era soggetto ai ritmi delle stagioni e alle intemperie ed era costretto a sfruttare a pieno la luce del giorno (in estate dunque si iniziava all'alba, anche alle 5, e si terminava solo al tramonto). Si costruivano così legami tanto stretti con la natura, che l'ortolano sapeva riconoscere le lune e la loro influenza sulle coltivazioni, sapeva prevedere il tempo in anticipo e conosceva i segreti perché le operazioni della semina, potatura, raccolta riuscissero al meglio. I mesi "morti", quelli con minor lavoro, erano gennaio e febbraio, che venivano dedicati alla manutenzione degli attrezzi. Da marzo a dicembre, con differenti varietà, si lavorava senza sosta. Occorre però considerare che i mesi iniziali erano dedicati alla sistemazione dei terreni e alla semina e dunque i primi incassi arrivavano soltanto a fine maggio, con la vendita dei primi piselli raccolti. L'urtulano vendeva i propri prodotti davanti casa, al mercato, girando per le strade o rifornendo direttamente a domicilio i suoi abituali clienti, richiamati sulle porte da un caratteristico grido, il che ne faceva un mestiere in parte stanziale e in parte ambulante. Per arrotondare i magri guadagni, presso le case dei "signori", vale a dire i possidenti del posto, forniva le verdure già pulite, pronte per essere cucinate. Nonostante la vita dura e i magri guadagno, l'ortolano non abbandonava volentieri i campi per dedicarsi ad altri mestieri, e riempiva i tempi morti dando vita a racconti e "poesie" che poi venivano recitate nelle feste legate ai riti stagionali.


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